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19 maggio 2017
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I PRESUPPOSTI per il triangolo amoroso perfetto c'erano tutti. Lui, lei, l'altro. O lei, lui, l'altra - non è ben chiaro, dato che parliamo di lumache, animali ermafroditi. Peccato che la vicenda, che teneva la comunità scientifica con il fiato sospeso dall'ottobre scorso, abbia avuto un epilogo tragicomico: Jeremy, lumaca inglese con un raro disturbo genetico che impediva di trovare partner, è rimasto con l'amaro in bocca quando Lefty e Tomeu, due esemplari "compatibili" fatti arrivare a bella posta dal Suffolk e da Majorca, hanno deliberato di ignorarlo, preferendo accoppiarsi tra loro. Oltre al danno, la beffa: Lefty e Tomeu hanno infatti messo al mondo 170 lumachine, tutte prive del difetto genetico dei genitori.

Facciamo un passo indietro. La trista storia di Jeremy inizia a ottobre 2016. La lumaca è affetta da una rarissima condizione genetica, che colpisce un esemplare su un milione: la spirale del suo guscio gira in senso antiorario, il che rende pressoché impossibile l'accoppiamento perché tutti gli organi interni sono collocati nella parte opposta del corpo rispetto agli animali "sani".  Sacchetto Di Spalla Del Sacchetto Di Spalla Dellunità Di Elaborazione Di Modo Delle Signore Della Sposa Di Colore Della Borsa Delle Donne Black
, docente alla University of Nottingham, ha preso Jeremy sotto la propria ala protettrice e lanciato una campagna internazionale per cercare partner portatori della stessa mutazione. Detto, fatto: a novembre scorso, racconta la  Bbc , Jeremy ha fatto la conoscenza di Lefty, lumaca del Suffolk dal guscio a spirale orgogliosamente antioraria. Un mese dopo, animato dalle migliori intenzioni, un allevatore di Majorca ha introdotto nell'agone romantico anche Tomeu, un'altra lumaca con le stesse caratteristiche. È stato in quel momento che le cose, per Jeremy, hanno cominciato a mettersi male.


Per il primo step sindacale, Arcelor Mittal schiera un manager di primissima linea: l’ad dei laminati piani per l’Europa, Geert Van Poelvoorde. È lui il capo delegazione e anche se il confronto con i sindacati non è diretto ma ha bisogno dell’interprete, i concetti arrivano chiari. La prima cosa che Van Poelvoorde evidenzia è che il passaggio dell’Ilva in un gruppo mondiale come Arcelor Mittal non significherà chiusura, nè ridimensionamento. «Ma voi davvero - ha detto rivolgendosi ai sindacati - pensate che Arcelor Mittal possa disfarsi dell’Ilva, perchè è interessato solo al suo mercato, dopo essersi impegnato a spendere 4 miliardi tra prezzo di acquisto, interventi ambientali e investimenti industriali?. Nel lungo termine - ha ribadito il manager - intendiamo produrre al massimo della capacità, massimizzando le attività di finissaggio».

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Il primo messaggio, dunque, è stato quello di rassicurare i sindacati: l’Ilva sarà rimessa in pista. Ma, ha aggiunto Van Poelvoorde, dovrà anche integrarsi in Arcelor Mittal e seguirne le logiche che sono quelle dell’efficienza.

Così quando i sindacati hanno posto un tema delicato come quello dell’occupazione puntando a strappare un’ulteriore apertura - oggi l’Ilva ha 14.200 addetti e Arcelor Mittal, rivedendo l’offerta iniziale, si è già impegnato a ricollocarne 10mila dal prossimo anno e per tutto l’iter del piano sino al 2023 -, Van Poelvoorde è stato altrettanto chiaro.

Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, il manager ha confermato i 4mila esuberi, che comunque verrebbero presi in carico dall’amministrazione straordinaria e utilizzati per le bonifiche o “coperti” con la cassa integrazione, e dichiarato che i 10mila al lavoro sono per Arcelor Mittal un numero adeguato a gestire il rilancio dell’acciaieria di Taranto. Sin dai prossimi incontri potrebbe essere presentata un’organizzazione del lavoro che indicherà l’impiego dei decimila addetti.

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